In Puglia le elezioni regionali di novembre sembrano già scritte con i sondaggi che danno il centrosinistra in netto vantaggio, sia con la candidatura di Antonio Decaro, sia senza di lui. Ma la politica, soprattutto quella pugliese, ha spesso la capacità di sorprendere, e l’ingresso sulla scena di Pippi Mellone, sindaco di Nardò, rischia di alterare un copione che appariva già definito almeno negli equilibri del centrodestra regionale.

Pippi Mellone non è un volto nuovo ma è certamente una figura fuori dagli schemi. La sua storia politica affonda le radici nella destra giovanile di Azione Giovani e Alleanza Nazionale, eppure negli anni da primo cittadino ha mostrato un pragmatismo capace di travalicare le appartenenze, dialogando con Regione, Provincia e Governo centrale, senza arretrare, a suo dire, “di un millimetro” rispetto ai propri valori. Questa doppia natura, identitaria e al tempo stesso trasversale è la cifra che lo rende appetibile come candidato del centrodestra con un profilo popolare, radicato e in grado di parlare a mondi diversi.
La sua narrazione politica è semplice e diretta e dopo vent’anni di governi di sinistra in Puglia, sostiene che “serve una rivoluzione”. Non una normale alternanza di governo, ma un “terremoto”, capace di segnare una cesura netta rispetto all’era Vendola-Emiliano-Decaro, da cui lui stesso, però, si sente beneficiato. Il suo è il linguaggio di chi vuole incarnare la rabbia e la voglia di cambiamento, soprattutto nel Salento, area che lo stesso Mellone rivendica come cuore pulsante di una Puglia dimenticata dai palazzi baresi.
Eppure, dietro questa costruzione politica, restano nodi cruciali. Il primo è di natura nazionale, poiché la scelta del candidato presidente non sarà decisa solo a Bari o Lecce, ma nei tavoli romani di un centrodestra che si prepara a sfidare in autunno in sette regioni. Mellone può essere la sorpresa, ma non è detto che il suo profilo corrisponda agli equilibri tra Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. Il secondo riguarda la sua condizione personale; infatti per candidarsi dovrebbe dimettersi da sindaco e ciò rappresenta un sacrificio che dice di essere disposto a fare solo di fronte a una proposta “seria”.
Infine, c’è la questione del consenso. Mellone è molto noto nel Salento e in buona parte della Puglia meridionale, meno nel resto della Regione Puglia. Se la sua candidatura dovesse prendere corpo, avrebbe bisogno di trasformarsi rapidamente da leader territoriale a figura di riferimento regionale. Non basta il seguito social, né la popolarità di video virali ma occorre un programma convincente e la capacità di mobilitare elettorati storicamente diffidenti verso outsider locali.
La partita è aperta e Mellone potrebbe restare una suggestione o diventare la pedina decisiva per riportare il centrodestra a una competizione reale. La sua sfida non è solo con Decaro o con il centrosinistra, ma con il tempo e con i rituali dei partiti, che spesso digeriscono male figure troppo autonome e questo si percepisce già dalla diffidenza con cui i ras del centrodestra regionale, e soprattutto salentino, hanno accolto una sua possibile candidatura in consiglio regionale. Se riuscirà a imporsi come simbolo di rinnovamento senza apparire come un corpo estraneo, allora davvero il “terremoto” evocato a Nardò potrebbe potrebbe giocarsi la partita della vita verso Bari.