Il recente dibattito sulle prossime elezioni regionali sta inquietando gli uscenti ma sta galvanizzando i potenziali “entranti”. Andiamo con ordine.
Nel centrosinistra si vive nel perenne scontro giornaliero Emiliano-Decaro che agita non poco il Pd e tutti i partiti e movimenti dell’area riformista. Ce ne occuperemo più in là.
Desta curiosità invece la lotta interna alla compagine di centrodestra che, almeno a bocce ferme, con un candidato antagonista come Decaro si accinge ad una sonora sconfitta. Negli scorsi giorni si è assistito alla fuga in avanti di Forza Italia per l’individuazione del candidato alla presidenza. Si fanno i nomi del segretario regionale, Mauro D’Attis e del parlamentare leccese Andrea Caroppo. La rivendicazione dei forzisti è stata frenata dall’intervento a gamba tesa del senatore Roberto Marti che ha chiesto di non piantare bandierine anzitempo, rimandando tutte le decisioni ad un tavolo romano. Al contempo fa molto rumore il silenzio di un altro big come il commissario europeo Raffaele Fitto, uscito sconfitto nell’ultima tornata regionale, che forte delle sua tradizione democristiana probabilmente attende che maturino i tempi per fare la mossa decisiva in un senso o nell’altro.
È lecito quindi domandarsi: cosa bolle in pentola?
Alla luce del peso delle Regioni che vanno al voto entro fine anno, la partita e le decisioni nel centrodestra dovranno necessariamente nascere da un accordo nazionale. Con l’esclusione delle Marche in cui si ricandida l’uscente Marsilio di FdI in Veneto, Campania, Toscana e Puglia la compagine di Governo dovrà presto trovare un’intesa per dare a tutte le componenti la giusta visibilità.
In Puglia quindi i giochi sono ancora aperti e, nell’attesa che il Parlamento confermi nei prossimi giorni a 50 la composizione del consiglio regionale con buona pace di tutti i partiti, iniziano a fioccare candidature, più o meno attese, e repentine smentite.
Nei giorni scorsi notizie di stampa davano per certa la candidatura del sindaco Pippi Mellone a consigliere regionale. Un video emozionale dello stesso sindaco non confermava né smentiva questa voce, lanciandolo di fatto nell’agone. Anche per lui e la sua squadra sarà fondamentale non sbagliare alcuna mossa soprattutto nella scelta della lista a cui aderire. In caso di sconfitta, quasi certa, del centrodestra solo le maggiori liste hanno chances sicure di elezione. Ipotizzare che Mellone, forte del suo bagaglio potenziale che potrebbe raggiungere i 20 mila voti, possa cercare rifugio in FdI è più di una suggestione. La Lega, più confacente alle idee politiche dello stesso Mellone, potrebbe non raggiungere il quorum previsto dalla legge regionale pugliese per far scattare il seggio, rischiando di vanificare ogni sforzo del sindaco neretino. Questa possibilità sta facendo storcere il naso a più di qualcuno degli uscenti leccesi di FdI che con la presenza ingombrante di Mellone non sono certi della propria rielezione. Un quadro generale quindi in fibrillazione e in continua evoluzione che riserva poche certezze e troppe varianti, come la data delle elezioni. Infatti con la pronuncia della Corte Costituzionale che ha cassato la norma pugliese antisindaci, se Pippi Mellone intenderà candidarsi dovrà essere dimissionato 30 giorni prima dalla data delle consultazioni in tempo per la presentazione delle liste. Ma come sempre la sorpresa può essere dietro l’angolo. Lo stop di Roberto Marti alla pressione di Forza Italia per avere il candidato presidente, potrebbe nascondere un’idea alquanto folle ma soppesata.
Con la Lega in Puglia in crisi di consensi, gli uscenti di FdI in fibrillazione tra fedeli a Gemmato da una parte e leali a Fitto dall’altra, e Forza Italia priva di candidature capaci di scaldare i cuori, qualcuno starebbe pensando di ribaltare il paradigma e lanciare una candidatura di rottura con i rituali pollici e fuori dagli schemi. L’outsider candidato presidente? Proprio Pippi Mellone. Condivisibile o meno è indiscutibile la capacità politica e gestionale del sindaco di Nardò che negli anni è riuscito a farsi apprezzare in tutta la Regione Puglia anche tra coloro che sono di altra estrazione ideologica. Seppur suggestiva, questa ipotesi è rafforzata dall’antagonismo elettorale tra baresi e leccesi che si sono confrontati in ogni tornata regionale negli ultimi anni.
Consapevole delle proprie potenzialità, Mellone attenderà l’evolversi della situazione pronto alla zampata vincente.