In Puglia il centrodestra da mesi sembra un pugile all’angolo senza un candidato, senza una squadra e senza entusiasmo. Le riunioni si chiudono con rinvii, i partiti si guardano con diffidenza, e nelle chiacchiere da spiaggia o da bar dello sport, la partita delle regionali appare già segnata a favore del centrosinistra, che pure continua a litigare tra Antonio Decaro e Michele Emiliano. Poi, all’improvviso, spunta un nome che rompe la monotonia: Pippi Mellone.Sindaco di Nardò, rieletto con un clamoroso 74% dei voti, Mellone non è un politico di professione cresciuto nei corridoi romani. È un amministratore di provincia, con le mani nelle cose concrete, abituato a parlare un linguaggio diretto e a mostrarsi come l’outsider che sfida i poteri costituiti. «Sono abituato ad asfaltare e non a farmi asfaltare», ha detto nell’intervista rilasciata su “La Gazzetta del Mezzogiorno” ( 20 agosto 2025 autore Michele DeFeudis), lanciando un messaggio semplice ma potente. E quella frase è diventata un segnale di come la sua candidatura non è più un’ipotesi lontana, ma una possibilità reale.Per il centrodestra significherebbe uscire dal torpore, smettere di giocare una partita difensiva e provare finalmente ad alzare la voce. Mellone porta con sé la freschezza di chi non appartiene a nessuna corrente e obiettivamente il consenso di un territorio che lo ha premiato due volte con entusiasmo.
Ha amici tra i meloniani di lungo corso, è vicino a Giorgia Meloni e a chi con lei ha condiviso battaglie fin dai tempi della destra giovanile. Ma è proprio questa autonomia che può diventare un problema, poiché Forza Italia lo guarda con sospetto, preferirebbe un candidato più istituzionale e meno ingombrante, come Mauro D’Attis.La sua candidatura avrebbe conseguenze immediate anche su Nardò. La città perderebbe il suo sindaco-guida, perché per superare l’incompatibilità, dovrebbe essere decaduto dalla carica il giorno della presentazione delle liste qualunque sarà il suo ruolo nella sfida delle prossime elezioni regionali. Questo comporterà uno scenario che i neretini guardano con sospetto. Una gestione commissariale della città sino alle nuove elezioni della prossima primavera, in realtà già programmate poiché l’amministrazione è in scadenza, fa ritornare vecchi ricordi o incubi del passato.(Rino Dell’Anna 2001, Antonio Vaglio 2010)
Quanti nell’attuale maggioranza melloniana sono felici e consapevoli di questa scelta? Il leit motiv è che tutti, la maggioranza, per uno, Mellone, ma uno sta pensando a tutti? Mellone indubbiamente rappresenta non un politico di partito, ma un sindaco giovane e radicato, capace di parlare agli elettori disillusi, quelli che i sondaggi danno pronti a ingrossare le file dell’astensione. Li conosce bene, perché il suo successo nasce proprio dal convincere chi non si fidava più della politica tradizionale.Certo, la sua candidatura resta un salto nel buio. Infatti potrebbe rivelarsi la scossa che serviva al centrodestra per rimettersi in gioco, ma può essere anche un azzardo capace di bruciare in poco tempo un leader promettente. Eppure, al netto delle incertezze, un risultato Mellone l’ha già ottenuto: ha ridato voce a un centrodestra che sembrava rassegnato e ha obbligato tutti, a sinistra come a destra, a guardare la partita con occhi diversi.La Puglia, oggi, non è più solo la terra delle liti infinite tra Decaro ed Emiliano. È anche il luogo in cui un sindaco di provincia può alzare la mano e dire: “Ci sono io, giochiamocela”.