
Ho letto un articolo
a pagina 9 del Corriere della Sera del giorno 1 febbraio 2010 che mi ha lasciato l’amaro in bocca perché l’argomento trattato, l’amianto, nella sua purtroppo ampia, scellerata e scriteriata collocazione ha fatto danni in luoghi e a nuclei di persone che l’articolo ha dimenticato quantomeno di farli immaginare al lettore. Nulla, ovviamente, da obiettare sui metodi, metodologie e criteri scientifici adottati ed enunciati dall’articolo, né sulle considerazioni tratte.
Mi ha colpito il fatto che l’articolo ha omesso tanti luoghi dove l’amianto è stato collocato apportando solo malattie e gruppi di persone che, consapevolmente o inconsapevolmente, ne sono e ne saranno nel tempo colpite. Mi riferisco a molti dei luoghi che io, come tantissimi altri militari o ex. abbiamo dovuto, nostro malgrado, “abitare” per periodi più o meno lunghi.
Per esempio tutte le unità navali, anche di recente costruzione, che come sistemi di produzione di energia per motori ausiliari e dell’acqua calda, avevano le famigerate caldaie che da sole, in funzione del loro continuo uso, erano da considerare “fabbriche di produzione di polveri di amianto a ciclo continuo” in quanto erano completamente rivestite, all’interno ed all’esterno di fogli di amianto. E non solo, i tubi che, partendo dalla caldaia, raggiungevano i vari punti di utilizzo, passando attraverso i locali vita del personale (dormitori, mense, luoghi di lavoro, ecc.) erano rivestiti di amianto. Per esempio chi dormiva sull’ultima branda in alto, aveva questi tubi a pochissimi centimetri; chi lavorava nei locali dove c’erano apparati particolari (radio, radar, ecc.) o dove passavano i vari fumaioli (dei motori principali e termici) viveva “abbracciato” all’amianto in quanto questi erano rivestiti di quel materiale.
E, comunque, nessuno era escluso dalla propria porzione di polveri di amianto da ingerire in quanto, per effetto delle vibrazioni delle unità, queste si distribuivano in tutti i locali. Quanti sono passati sulle Unità navali?. Quanti di essi sanno o hanno saputo di aver vissuto in tale crogiuolo di amianto? Per i comandi a terra c’è da ricordarsi di quanti locali erano rivestiti di amianto, (tipo lavanderie, ricoveri di mezzi, piccoli e grandi depositi, garitte, piccoli manufatti, magazzini, ecc. che erano ricoperti dalla famose onduline in cemento di amianto).
Inoltre, nelle nostre case, che utilizzo si è fatto nel tempo e se ne fa anche oggi di piccoli depositi di acqua in cemento amianto, quanti pluviali di amianto sono conficcati nelle vecchie case, quante canne fumarie in cemento amianto attraversano le nostre abitazioni, quante lavanderie, piccoli ambienti di vita quotidiana (ripari per ogni tipo di materiali e anche di animali) sono stati realizzati?
Il discorso amianto, in sintesi, è lungo e complicato e, forse anche in Italia bisognerebbe cominciare a condannare quelle ditte, che tanto veleno hanno seminato e tanti lutti e sofferenze hanno provocato, a risarcire tutti coloro che ne sono venuti a contatto, sul modello di quanto è avvenuto in America per i danni derivanti dal tabacco e che ha risarcito anche operai italiani che hanno lavorato sulle sulle navi ex americane, infarcite di amianto.






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